Qualcuno ha osservato che impieghiamo interi decenni per imparare un lavoro. Pensiamo, per esempio, agli anni di scuola: ce ne vogliono almeno venti per laurearsi in medicina o in ingegneria… Eppure troviamo logico un impegno così prolungato quando si tratta di apprendere una professione. Ma quanti sono stati i nostri anni di scuola per imparare a “fare i genitori”? La risposta sarà una sola: non abbiamo speso nemmeno un giorno, ce la stiamo cavando da autodidatti. Naturalmente anche in questo campo non mancano i soliti volenterosi; ma per la maggior parte di noi vale quanto detto sopra: malgrado i precoci richiami della natura, affrontiamo il compito di allevare i nostri figli senza alcuna preparazione specifica.
L’autore, psicologo e analista adleriano, ci presenta questo libro, destinato ai genitori e, più in generale, a tutti coloro che intendano il lavoro dell’educatore come un “addestrare alla cooperazione”, come un progetto volto ad armonizzare nel bambino il suo naturale bisogno di emergere con le esigenze della vita comunitaria. L’educatore, afferma Barrilà, ha per definizione il compito di aiutare; ma bisogna che egli si collochi a fianco del bambino, ne rispetti il potenziale e, a partire da questo, lo incoraggi a cimentarsi nella vita; bisogna che egli non violi il mondo del minore, ma si batta per ottenere da lui il meglio che può dare. Ciò che importa non è allevare individui “vincenti”, perché nella vita non si può parlare di vittoria o di sconfitta, ma di grado di partecipazione. Cioè, in ultima analisi, di capacità di collaborazione e di compartecipazione con il prossimo.
