Di fronte alla menzogna totalitaria, di fronte alla violenza dello Stato, la coscienza, incarnata nei “dissidenti”, si colloca al punto d’avvio di ogni senso della dignità umana.
Ma come stanno le cose nelle nostre società democratiche? In esse l’appello alla coscienza non è forse vano, persino ridicolo?
Per chiunque abbia ancora esigenze morali, non è meglio rivolgersi alla maestà e alla saldezza della Legge e delle leggi, che almeno offrono punti di riferimento affidabili?
Paul Valadier esamina con rigore tutte queste obiezioni, ma alla fine conclude che “la coscienza può e deve restare un punto di riferimento fondamentale”; solitamente essa, infatti, può far compiere atti di resistenza, dare vitalità alle democrazie, salvare la dignità degli individui.
