Dal concilio Vaticano II, la Chiesa nel suo insieme ha maturato una coscienza più acuta del legame tra evangelizzazione e promozione umana. Ciò ha comportato un maggiore interesse per le condizioni strutturali di quest’ultima e, in particolare, per i problemi dell’economia e dello sviluppo, fattori strategici delle società contemporanee. Le incidenze sociali di questi fattori hanno provocato nella Chiesa l’assunzione di posizioni critiche e giudizi morali relativi non solo alla loro efficacia, ma anche e soprattutto al loro contenuto di giustizia. Gli episcopati di diverse parti del mondo si sono trovati spesso in prima linea su questo fronte etico e non hanno esitato ad estendere l’insegnamento sociale al campo dell’etica economica. Oggi si assiste a un ritorno generale di interesse per la dimensione etica dei problemi, anche al di fuori del mondo credente. I principi morali che orientano le scelte nei rapporti tra uomo e natura, uomo e società, uomo e sviluppo, rimandano a diversi sistemi di fede religiosa o filosofica in cui ogni cultura trova le proprie fonti. Il processo di secolarizzazione non impedisce infatti che tali sistemi continuino, anche implicitamente, a produrre comportamenti e significati. E’ opportuno perciò esplorare se e in quale forma le religioni contribuiscano a pensare l’economia e, viceversa, in che misura la cultura trasmessa da determinati modelli di sviluppo incida sulla visione sociale delle religioni.
Il volume contiene le analisi sull’ “etica economica” espressa dagli episcopati dei diversi continenti. Sono relazioni presentate nell’aprile 1993 a Friburgo in Svizzera, nell’ambito di un colloquio internazionale organizzato dall’Istituto internazionale Jacques Maritain e dall’Istituto di teologia morale dell’Università di Friburgo.