Questo lavoro è destinato agli operatori psicosociali che intendono utilizzare l’affidamento familiare come uno degli strumenti di aiuto ad un minore in difficoltà e alla sua famiglia, conformemente alle recenti disposizioni legislative in materia (legge n. 184 del 4 Maggio 1983). Anche il movimento d’opinione che in questi ultimi quindici anni ha scosso il costume assistenziale italiano ha seguito questo percorso: è partito dalla campagna per la deistituzionalizzazione dei minori, ha poi visto la militanza delle associazioni delle famiglie affidatarie, e solo ora, in esperienze isolate, si rivolge al recupero della famiglia socialmente problematica a cui è tolto il minore.
Non diverso è stato il cammino dell’autore di questo volume in cui il percorso ‘classico’ di chi si occupa di affidamento (bambino – famiglia affidataria – famiglia naturale) viene rovesciato. La sua stimolante esperienza nella formazione, in questo settore, di svariati gruppi di operatori, in modo particolare per il Comune di Milano, lo ha portato alla convinzione che i tempi sono maturi per considerare come un reale punto di partenza il lavoro con la famiglia naturale. Infatti, è concettualmente errato considerare il bambino come entità a se stante. Sia biologicamente che psicologicamente, il bambino esiste solo come membro di un sistema di relazioni. Anche il bambino che sia privo alla nascita di una famiglia, nel nostro assetto sociale ne trova immediatamente una adottiva, per cui non fa eccezione alla regola che non esiste “il bambino solo”.