Il 18 e 19 giugno ’99 bruciavano i campi rom di Scampia. Una serie di raid incendiari condotti da squadre di giovani in motorino tra gli applausi e le urla di incitamento di parte degli abitanti del quartiere mettevano in fuga centinaia di persone. Sono passati quasi quattro anni ma, come sottolinea l’indagine condotta da Nando Sigona, la situazione dei Rom a Napoli è ancora estremamente drammatica. Quello tra i campi e la città è un rapporto complesso, ambiguo, dove le parti: i cittadini italiani, napoletani, Rom, stranieri, non si incontrano, si ignorano, al massimo si sbirciano da dietro le finestre dei palazzi delle periferie devastate e dei centri storici. Il potere politico, soprattutto quello locale, piuttosto che tentare la costruzione di città aperte, dove tutti abbiano diritto a esserci, preferisce fomentare e gestire, con cinica lucidità, diffidenza e paura. Le quattro cronache che scandiscono il ritmo di questo libro, e che forniscono l’occasione e lo spunto per affrontare alcuni dei nodi del rapporto tra italiani e Rom, hanno goduto di diversi livelli di notorietà; una gli incendi dei campi rom del giugno ’99 per qualche tempo è stata al centro dell’attenzione dei mass media e del dibattito cittadino; le altre, invece, sono notizie passate ai margini, sempre e solo nella cronaca locale. Il metodo di Sigona, scrive Piero Colacicchi nella prefazione, ‘è semplice e diretto. Partire dalla cronaca, da fatti accaduti a Napoli e quindi visti nel loro svolgimento, ed allargare intorno a ciascuno di essi, in varie serie di cerchi concentrici, il discorso: dall’atteggiamento diffidente del vicino di casa alla ‘pulizia etnica’ dei Rom in Kossovo, dai blitz di vigili urbani e carabinieri alle politiche abitative discriminatorie, da Bassolino a Clinton’.
