Nel testo si vuole indagare lo strato profondo, nascosto e radicalmente misconosciuto della stessa vocazione educativa, la configurazione delle pulsioni e dei moventi che riuniscono le persone oltre le dichiarazioni istituzionali e oltre le deontologie a cercare di “educare”, modificare, trasformare, adeguare, influenzare l’altro. È il repertorio paradossale della passione e delle passioni dell’educare così come dei loro modi di estrinsecarsi e di dar luogo a comportamenti complessi. È anche il problema di un governo o di un uso delle passioni e dei piaceri dell’educazione, ma l’oggetto, cui solo la psicoanalisi può fornire il suo scandaglio profondo, resta proprio la matrice, il tessuto, l’origine e la fenomenologia di essi.
Da una parte quindi viene presentata la fantasmatica della formazione e dall’altra una possibile elaborazione della dimensione affettiva nel lavoro formativo, attraverso l’individuazione di dispositivi organizzativi, variabili simboliche, procedure di diagnosi e di intervento.
Per trattare gli affetti nella formazione è necessario dunque che la cultura della formazione acquisisca una capacità clinica di elaborare gli affetti come dimensione pervasiva del proprio universo di pratiche e di teorie.