L’autore dopo aver affrontato diversi viaggi in Israele e in Territori palestinesi tenta un’analisi accurata del fenomeno dei coloni e degli insediamenti nei Territori Occupati da Israele dopo la guerra del 1967. Un racconto serio e che sgombra il campo da molti luoghi comuni e inesattezze sul mondo dei coloni. Cominciando per esempio dal chiarire che le colonie non sono tutte uguali. Innanzitutto l’autore ne individua di tre tipi: gli insediamenti veri e propri riconosciuti dal governo israeliano, gli outpost o insediamenti illegali e i quartieri ebraici di Gerusalemme Est. A cominciare dalla città santa per eccellenza. Nel 1967 l’esercito israeliano occupa la parte a quel tempo amministrata dai giordani, ma nel 1980 una legge del Parlamento israeliano sancisce la situazione di fatto dichiarando Gerusalemme la capitale ‘unica e indivisibile’ d’Israele. Quindi, per gli ebrei, non si tratta di essersi insediati, ma di aver proprio annesso la parte della città che spettava ai palestinesi. Di tutti gli arabi che sono stati incorporati, pur senza godere di pari diritti, e delle risoluzioni delle Nazioni Unite non importa a Tel Aviv. Per la prima volta si ha un libro che fa capire come, quando, dove e perché sono nati questi insediamenti in cui a fine anno 2004 vivevano 240.000 ebrei. Un tema destinato a pesare molto se davvero con Abu Mazen si riaprirà il processo di pace.