L’indagine illustrata nel volume è stata condotta su cinque quartieri periferici di altrettante città (Torino, Milano, Roma, Napoli, Catania) ed ha lo scopo di esaminare all’interno di contesti metropolitani dove è più alta la concentrazione demografica, più carenti le opportunità di informazione e di socializzazione, più difficoltoso il muoversi nel disordine o nella mancanza di servizi assistenziali i fenomeni collegati all’espandersi di aree di marginalità e di devianza giovanile, nonché i processi di entrata di questi soggetti nell’area della delinquenza e i possibili percorsi di uscita.
La ricerca evidenzia la presenza in queste situazioni di un disagio diffuso della popolazione giovanile, disagio che assume spesso i caratteri di latenza, di scarsa visibilità, ma non per questo di minore efficienza e malessere da parte dei giovani.
La possibilità di evitare che detto disagio esploda in forme violente di reazione risiede, come sottolinea il ministro Scotti, nella promozione e attivazione di iniziative di prevenzione che vanno anticipate il più possibile nel tempo ed estese necessariamente al livello di prevenzione primaria, rivolta a tutta la popolazione giovanile dei quartieri “a rischio” delle nostre città.
