La novità di questa indagine sociologica sui giovani in Italia sta nel suo taglio originale. Gli autori hanno voluto osservare i giovani in un’ottica generazionale, cercando di capire se e come essi si sentano generati in senso socio-culturale da chi li ha preceduti e capaci di dar vita, a loro volta, alla società del futuro. I risultati empirici sono quanto mai eloquenti e allarmanti: i giovani italiani mostrano diffuse difficoltà a costituire delle generazioni “vitali”, nelle quali la società possa rinnovarsi con orientamenti positivi e speranze progettuali; sono certamente effervescenti, e per certi versi anche “resilienti”, ma con costi umani sempre più alti. Solo un terzo mostra un “senso generazionale” pienamente positivo, mentre un terzo l’ha completamente perduto e l’altro terzo appare disorientato.
La condizione giovanile che emerge da questa indagine risulta carica di incertezze e ricca di progetti irreali, che sono il prodotto di una società dell’informazione stracolma di messaggi, ma povera di scelte etiche. Anzi, si può dire che le difficoltà di crescere per le nuove generazioni siano proprio dovute al fatto che la società si dichiara indifferente verso i valori etici. In questo scenario, sentirsi ed essere una generazione positivamente proiettata verso il futuro viene a dipendere da fattori molto selettivi, su cui incide il modo particolare la fede religiosa.