“Ciò che pone un problema non è il desiderio omosessuale, ma la paura dell’omosessualità; è necessario spiegare perché la sola parola scateni repulsioni e fobie”. I discorsi che l’accompagnano scivolano spesso dal razionale al passionale. Infatti, parlare d’omosessualità significa parlare di sessualità, e quindi entrare nell’intimo, in territori segreti nei quali regnano i fantasmi. Parlare d’omosessualità significa anche sconvolgere i punti di riferimento fondamentali che sono la mascolinità e la femminilità. L’omosessualità è il frutto della molteplicità delle individualità omosessuali.
Il modo di guardarla ha subito nel corso dei secoli un’incredibile evoluzione. Nel mondo giudeo-cristiano, fino all’inizio del XIX secolo, la nozione d’omosessualità non fa riferimento a individui, ma ad una atto riprovevole: la sodomia. La Chiesa proibisce questa pratica deviante condannando i “sodomiti” come colpevoli “del vizio abominevole”. Poi è la volta della società, che mette in atto tutto un arsenale legislativo repressivo. L’omosessualità, in mancanza di una sua definizione, non ha dunque un’esistenza propria, ma s’incarna per lo più in tabù sociale.
Il XIX secolo è un periodo di transizione. Esso vede gli omosessuali organizzarsi per lottare contro l’oppressione alla quale vengono sottomessi. Alcuni sessuologi omosessuali, ritengono che l’omosessualità sia innata. Paradossalmente, queste tesi non contribuiranno ad una migliore accettazione dell’omosessualità, ma aprono la strada del suo trattamento medico. La nascita dell’ “omosessuale” va di pari passo con la sua affermazione. Negli anni Settanta, un certo numero d’omosessuali americani esce dal suo silenzio forzato. Il “diritto alla differenza”, motore essenziale dell’emancipazione dei gay, dà loro una maggiore visibilità, ma questa stigmatizza in misura anche maggiore la loro discriminazione. I dibattiti sono aperti attualmente sul rapporto tra i gay e la società, attorno al “Pacs” o all’ “omoparentalità”. L’omosessualità sta “lottando” per una maggiore integrazione in un’identità legittimata. Interrogarsi sui cosiddetti “tabù sociali” significa uscire da questa lotta tra l’affermazione e la repressione e ripensare la società in modo tale che ciascuno vi trovi il proprio posto. In questo libro si è deciso di trattare solo la tendenza omosessuale maschile.