Sotto il peso dei deficit di bilancio nazionali, prima ancora che degli attacchi ideologici dei liberisti, il sistema pubblico di protezione sociale, conosciuto come welfare state, si sta disarticolando e frammentando in tutte le democrazie occidentali, indipendentemente dalla coloritura politica dei governi. Uno dei settori critici in cui il welfare mix sta mettendo più scompiglio, ribaltando addirittura le concezioni e le modalità organizzative tradizionali, è quello del servizio sociale, il campo operativo degli assistenti sociali professionali. L’assistente sociale è stato per lungo tempo uno snodo quasi “obbligato” attraverso cui le politiche pubbliche si sono coniugate in pratica ai loro destinatari finali, vale a dire alle persone interessate (utenti e carer) che ne beneficiavano. Nel welfare mix, gli snodi si sono pluralizzati e differenziati in un impressionante ventaglio di erogatori (professionali e no), alcuni dei quali possono essere ancora social workers, ma non sempre, o non necessariamente. In questi nuovi e più incerti contesti, la professione è nel contempo sfidata e liberata, a seconda di come si desidera vedere le cose.
Questo volume approfondisce, per la prima volta in Italia in modo così specifico, la delicata questione del destino del servizio sociale “dopo” il welfare state e quindi dopo la modernità. Il suo obiettivo è quello di capire che cosa stia succedendo agli operatori dei servizi sociali, analizzando a fondo, in particolare, la realtà britannica dove il mix ha raggiunto le forme più spinte.
