Il libro narra dell’iniziativa, ossequiosa, umanitaria, per niente politicizzata ma risoluta e onesta di un padre che si è rivoltato contro l’abbandono e l’incuria dei medici nei riguardi del figlio amato, che si è trasformata in un grave atto di accusa contro la classe dei medici, dei burocratici, delle autorità in generale che fanno di tutto per mantenere il problema nell’ambito privato, famigliare, lasciando agli enti confessionali la gestione (cieca, o antiquata e repressiva, quando non chiaramente ladronesca) del denaro pubblico.
