“Ma il buon Dio è cattivo”? chiedeva un bambino di cinque anni al papà, professore di teologia. Non conosciamo la risposta di quel genitore, ma probabilmente non gli sarà stato facile replicare a una domanda così chiara e diretta. I teologi, ma anche i non teologi, avvertono oggi in modo particolare la propria impotenza nei confronti del “lato oscuro” della catechesi dei bambini, perché le risposte tradizionali della teologia si rivelano sempre più inadeguate. Anzi, molti genitori evitano intenzionalmente di parlare con i loro figli di questi argomenti, considerandoli prematuri. In questo modo essi tabuizzano la sofferenza e la morte.
Nello sforzo di far persistere nel bambino l’illusione di un mondo intatto, non scalfito da alcuna lacerazione. Così facendo, non si rendono conto, però, che i bambini, fin la più tenera età, avvertono il peso della sofferenza e del male presenti nel mondo e che, non di rado, queste esperienze scuotono in modo determinante la loro fiducia in Dio. Che cosa possiamo fare perché i nostri figli non rimangano schiacciati da un tale cumulo di sofferenze? Questo è il problema centrale del libro che intende affrontare la problematica Dio-sofferenza soprattutto con quei ragazzi che sono già sensibili ad essa.
