Il volume, che conclude la più completa opera pubblicata in Italia sui movimenti per la pace, presenta una prospettiva di analisi globale, su scala mondiale.
I saggi contenuti nella prima parte guidano a esplorare e capire, da punti di vista differenti ma complementari, le ragioni della presenza o meno dei movimenti per la pace nelle diverse aree del mondo e ne analizzano le lotte, le tematiche, le origini culturali, gli orientamenti e i possibili sviluppi futuri.
In particolare, nel saggio introduttivo Giovanni Salio esamina le tre principali scuole di pensiero sulla pace (negativa, positiva, nonviolenta) alle quali corrispondono altrettante differenti modalità di azione per la pace (politiche, istituzionali, movimenti per la pace, movimenti nonviolenti). Questa classificazione consente di comprendere l’apparente paradosso della assenza, o della scarsa consistenza, dei movimenti per la pace in gran parte dei paesi extraeuropei accanto a una significativa presenza di movimenti di lotta nonviolenti. Johan Galtung completa tale analisi proponendo una teoria basata su una classificazione geografica del pianeta in mondo I, mondo II, mondo III e mondo IV e sull’entità della redistribuzione delle quattro principali forme di potere (politico, economico, culturale, militare) in ciascuna di queste aree. Si verifica empiricamente che i movimenti per la pace si sviluppano con maggior ampiezza là dove è avvenuta la redistribuzione delle prime tre forme di potere e lottano perché anche il potere militare venga ridistribuito.
La seconda parte del volume è dedicata all’esame di casi di studio specifici (tra gli altri, il movimento Chipko in India, il people’s power nelle Filippine, la lotta nonviolenta in Palestina e nel Sudafrica, il SERPAJ nel cono sud dell’America) scelti tra i più rilevanti nelle diverse aree extraeuropee: America centrale e meridionale, Africa, Asia, e Oceania.
