Il 1985 è stato l’anno internazionale della gioventù e poco dopo il Consiglio d’Europa ha attivato, attraverso la Conferenza permanente dei poteri locali e regionali (sottocommissione della gioventù), una prima riflessione sulle esperienze di partecipazione dei giovani alla vita regionale e comunale. Al termine del lavoro, nel 1990, è stata presentata la “Carta europea di partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale”, auspicandone l’adozione da parte degli enti locali. Un impegno importante, incentrato sulla promozione tra i giovani di una cultura della cittadinanza attiva e dell’identità europea. Nel 2001 la Commissione europea ha poi presentato il libro bianco sulla gioventù, che costituisce un interessante riferimento per l’elaborazione di strategie di ampio respiro. A poco più di un decennio di distanza dall’inizio di questo percorso di sensibilizzazione e presa in carico da parte dell’Europa e delle sue politiche d’indirizzo, oggi per le amministrazioni pubbliche quello giovanile è ormai generalmente considerato un ambito d’intervento a tutti gli effetti con valore e peso specifico. Manca ancora una legislazione nazionale, anche se in Parlamento sono depositate diverse proposte, ma il varo di programmi comunitari per i giovani e l’attivazione di canali di finanziamento per progetti a loro dedicati ha comunque provocato in questi ultimi anni una positiva ricaduta su tutti i livelli amministrativi, soprattutto locali.
Oggi si sperimentano e si consolidano esperienze di politiche per i giovani in cui si evidenzia un comune intento programmatico, dove i giovani vengono individuati come categoria specifica, portatrice di proprie esigenze e problemi, che necessitano di politiche mirate. Poco confortante, a riguardo, è scoprire che la media italiana delle spese per le politiche giovanili nel 2003 è stata dello 0,25 per centro, contro una media europea pari al 2,25 per cento. Ma in realtà, questo significa più propriamente che ci sono zone nel nostro paese dove le politiche giovanili hanno voci di bilancio fisse e relativamente consistenti, mentre in altre purtroppo non ne esiste traccia. La politica dunque si interroga sulla “questione giovanile”, cercando di comprendere quali sono le condizioni di criticità, di potenziale contrasto e quali sono i percorsi attivabili per un confronto che porti alla loro “integrazione nella società”.
