Erano gli Anni Settanta con le manifestazioni nelle strade e nelle piazze, tanto che anche i grandi mass-media non poterono più ignorarne l’esistenza: parlare di donne era giornalistico (uno scoop) e anche i direttori cominciavano a sollecitare servizi, inchieste, notizie. E le giornaliste? Andavano a cercare, percorrevano nuovissimi tratti di conoscenza, tentavano di trasmetterli ai lettori. Alcune erano vere e proprie “infiltrate”: dal movimento, erano passate a professionalizzarsi, stavano nelle redazioni dei settimanali, dei quotidiani, della radio-tv. Altre erano già occupate da tempo nelle redazioni, perché professioniste erano diventate a loro rischio e pericolo, e sulla loro pelle, e, “perché donne”, venivano inviate sul campo, a scoprire che cosa facessero le streghe, le altre. La prima volta che L’Espresso pubblicò un intero numero del supplemento a colori sul femminismo (1973) la prima volta che il Corriere della Sera sbatté in prima pagina un articolo di Giulia Borgese sulla violenza sessuale (1975), e tutte le volte che su Panorama, l’Europeo, la Repubblica, La Stampa, l’Unità divenne via via inevitabile dire ciò che accadeva nel mondo delle donne.
