“Uno spettro si aggira per le città metropolitane: il traffico”. Milioni di individui si spostano ogni giorno da un capo all’altro delle città con un ritmo che sta diventando sempre più vertiginoso.
Le mutate condizioni sociali hanno prodotto anche questo negli ultimi decenni. Con effetti devastanti: l’aria è inquinata, i monumenti si degradano, gli alberi si indeboliscono fino a morire. Le metropoli appaiono prigioniere dei “fiumi di lamiere” che l’attraversano dalla mattina alla sera. Alla base di questa situazione c’è un errore di fondo: la volontà di intervenire solo sugli effetti della grande concentrazione di veicoli nelle città senza creare una cultura del traffico, la sola oggi che si pone come reale strumento per combattere l’uso quasi esclusivo del mezzo privato a discapito di quello pubblico. Si impone, allora, l’esigenza di mutare i comportamenti collettivi dannosi per sviluppare questa nuova cultura, che nasca dalla consapevolezza che la città è un bene collettivo scarso e deteriorabile, e che in quanto tale vada salvaguardato. Nessuno può pensare di far fronte al proprio bisogno di mobilità usando in maniera indiscriminata la città. Occorre stabilire regole precise, condivisibili da tutti, che razionalizzino l’utilizzo della moderna metropoli.