I poveri non esistono per chi non vuol guardare. In realtà, sono sempre più vicini a noi, abitano le case a fianco alle nostre, spesso abitano anche le nostre. I poveri non esistono “lontano”, ma sono sempre più vicino, fino a identificarsi con noi, con i nostri figli, con le generazioni che verranno. I poveri non esistono come numeri, ma sì come volti, voci, che interrogano ogni giorno ciascuno. I poveri non esistono dove si costruiscono muri per tenerli lontano: muri che non sono solo di cemento o di filo spinato, ma muri fisici, psicologici, di indifferenza. I numeri sono agghiaccianti: con la pandemia da Covid-19 e per le conseguenze della guerra Russia-Ucraina, i poveri sul pianeta saranno presto oltre 2 miliardi. E intanto si affacciano i vecchi e i nuovi schiavismi. Mentre le donne e i bambini sono quelli che pagano il prezzo più alto. Ma il mondo vuole davvero mettere fine alla povertà? O a qualcuno fa comodo che i Paesi poveri restino tali e che anche la gran parte di noi diventi sempre più tale? Dopo il libro Fame. Una conversazione con papa Francesco, Gianni Garrucciu prosegue la sua ricerca occupandosi delle povertà del mondo. Riprendendo il discorso col Pontefice e coinvolgendo le grandi personalità e le Istituzioni che si occupano del problema: WFP, FAO, OMS, ILO, ActionAid, Comunità di Sant’Egidio, Unicef, Caritas, Save the Children, economisti, missionarie, missionari, operatori umanitari e tanti altri.

Nel 2020 David Beasley, Direttore Esecutivo del World Food Programme, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare, ha dichiarato davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu che il mondo è di fronte alle “tempesta perfetta”. Il Covid-19 non è solo una pandemia su scala globale, ma una vera e propria catastrofe umanitaria mondiale. Dalla sua dichiarazione il quadro si è fatto ancora più fosco: alla fine del 2021 ben 45 milioni di persone sono giunte sul baratro della carestia e oggi si aggiunge un nuovo nemico, la guerra. Pandemia, conflitti e shock climatici stanno portando la fame acuta a livelli record. Il costo dell’inazione sarà misurato in vite umane perse, anche in Occidente. Se non si intensificano gli sforzi per fornire assistenza alimentare in questa emergenza globale, si aggiungeranno altri milioni di persone tra i quanti sono già a rischio di inedia, e le conseguenze potrebbero essere migrazioni di massa e la destabilizzazione dei paesi. L’impressione è però che i poveri diventino ogni giorni più invisibili. 

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