È da tempo presente nel dibattito politico l’esigenza di ripensare il rapporto tra valori ed istituzioni. Queste traggono la loro forza e la loro autorevolezza proprio dalla capacità di rispecchiare ed interpretare i primi. Ma il sistema sociale si è evoluto negli ultimi quarant’anni in modo rapidissimo e in larga misura imprevisto: e oggi quel rapporto presenta delle inevitabili distonie.
Le istituzioni per loro natura presentano ed in qualche misura devono presentare una loro resistenza al mutamento: loro compito non è quello di adeguarsi alla congiuntura, ma piuttosto quello di interpretare un’intenzione ed un ciclo della storia del paese.
Se comunque questa distonia oggi esiste, sentiamo tutti un urgente bisogno di riforme: fondate su una idea nuova e chiara del percorso civile di questa società e non solamente su esigenze di parte che il richiamo all’urgenza non riesce a mascherare.
Le riforme in un paese di profonda coscienza democratica devono essere non un fatto traumatico, ma il segno di un passaggio, il riconoscimento collettivo che un ciclo sta esaurendosi e che dobbiamo collettivamente interpretare il nuovo che si annuncia e si va formando. Così, la stagione di riforme che ci attende deve ripartire dai valori sociali e dalla loro reinterpretazione: ed è questo il senso vero che sta all’origine del lavoro di questa ricerca.