Il minore in situazione di disabilità è spesso connotato e individuato attraverso quello che gli manca, considerando tutte le difficoltà legate alla sua situazione (…sordo, cieco, down…) anziché superarle e guardare quello che è, le risorse che ha in sé e le potenzialità che chiedono di emergere. “La diagnosi puntuale delle difficoltà – scrive Cristina Coggi docente di Pedagogia Sperimentale – è stata qualche volta per l’educatore l’alibi per ridurre le attese, le richieste, per timore di incontrare sconfitte, frustrazioni, problemi di difficile soluzione”. La scuola deve saper accogliere l’alunno disabile predisponendo per lui un progetto formativo capace di tradurre in atto le sue potenzialità. L’obiettivo ultimo è la maturazione di quelle abilità che premono per essere valorizzate e il massimo grado di autonomia a cui egli può aspirare. Il portfolio che raccoglie i lavori realizzati dall’alunno disabile a partire da specifici criteri e obiettivi è strumento in grado di fotografare i miglioramenti delle prestazioni dell’allievo considerandolo nella sua globalità di individuo coinvolto in un processo di formazione.