Il libro è nato quasi per divertimento da una scommessa o da un’ipotesi: come si comporterà un bambino maschio educato da una femminista, ragazza madre, ex sessantottina? Protagonista è un ragazzo fresco, schietto, gran ragionatore, pieno di fascino, che a dieci anni vive una ricca esperienza sessuale, priva di violenza, con una bambina pratica e positiva, educata in una grande famiglia democratica. Poi, per rispettare il lavoro e una relazione della madre, decide di vivere da solo a Firenze. Dopo un primo periodo di volontario isolamento, si apre finalmente alla vita, stavolta non più da clandestino ma da ragazzo indipendente, sconfiggendo le strettezze legali del tribunale dei minori. Un messaggio di fiducia e di ottimismo, perché c’è ancora qualcosa da fare: educare in vista dei tempi migliori. Ma le pagine del libro contengono anche una sfida, una provocazione, una protesta contro la società, contro la scuola. È il racconto di un’utopia realizzata: utilizzando la sua coscienza dell’infanzia, l’autore si propone di dare la parola ai bambini raccogliendo i loro racconti su vicende sconosciute e fuori dell’ordinario, e di allargare il discorso sull’educazione con i genitori.