Il volume sostiene che l’adulto, a partire da uno schema di riferimento eccessivamente semplificato del bambino normale, possa, facendo esperienza con uno o più bambini, manifestare un processo di differenziazione cognitiva che darebbe luogo, più o meno coscientemente, ad uno schema di riferimento infantile meno semplificato. Il congiuntivo è d’obbligo proprio perché non mancano mentalità e condizioni culturali capaci di impedire del tutto la differenziazione in questione. Un tal modo di concepire le conseguenze dei rapporti tra adulto e bambino comporta soprattutto l’idea di una possibile “crescita” dell’adulto riguardo al bambino, in conseguenza del suo rapporto con lui. Si tratta di un’ottica ovviamente diversa da quella tradizionale, preoccupata più esclusivamente della crescita del bambino. Il “bambino semplificato o inesistente” è piuttosto il punto di arrivo che il filo conduttore delle ricerche degli autori, le quali sono partite anzitutto, ormai da anni, dalla studio di una serie di sorprendenti stereotipi o pregiudizi, nella nostra cultura, riguardanti il modo di agire del bambino “normale” ad un certo momento della sua crescita. Il “bambino semplificato o inesistente” è appunto lo schema interpretativo più generico e superficiale di tali pregiudizi.