Integrare il bambino nel sociale, inserire l’infanzia in una determinata forma comunitaria, attraverso l’intervento della famiglia, della scuola, di altre strutture meno istituzionali: è questa l’operazione che si ripete da sempre, e serve a conservare la società, riproducendola nelle sue generazioni più giovani e ritagliando, tra indefinite potenzialità dell’individuo in sviluppo, solo quelle che risultano funzionali a un certo modo di essere nel sociale. In questo processo l’infanzia appare destinataria di interventi più privati che aperti alla collettività. E’ comunque oggetto cui non viene riconosciuta autonomia e iniziativa. La socializzazione assume quindi per lo più la forma di un’azione repressiva che si realizza in luoghi e in modi diversi da epoca a epoca, da cultura a cultura.
I bambini che lavorano nell’Inghilterra e nella Francia del ‘600 e ‘700; i figli formati nel chiuso della famiglia borghese; i piccoli allievi del nido e della scuola materna; la pedagogia invisibile che livella condotte e valori nella scuola elementare; la violenza di cui giovani e giovanissimi sono vittime da parte degli adulti; i progetti di liberazione e di emancipazione dell’infanzia; il problema stesso delle molteplici “immagini” dell’infanzia: sono alcuni dei temi affrontati in questo volume.