Nell’odierna società dell’ipermercato (e degli ipermedia che lo sostengono) l’omologazione dei modi di sentire e di pensare è un fatto sempre più tangibile. Gran parte degli individui scambiano l’opinione per vera conoscenza; la scala dei valori è rovesciata e l’“avere” conta davvero più dell’“essere”. Il mercato è diventato onnivoro. Esso, non solo si nutre avidamente e insaziabilmente dei prodotti di consumo, ma divora anche l’anima delle persone, che in quei prodotti identificano interamente i propri desideri. I poteri si sono concentrati e il mercato li ha adottati tutti conciliandoli tra loro e unificandoli nel suo “grande ventre”. Per affrancare l’uomo dalla pesante servitù dell’omologazione che umilia, comprime e spesso nega i valori di dignità e di libertà, si deve opporre un grande progetto salvifico: una straordinaria impresa educativa, capace di esprimersi nella società mediante l’organizzazione di un agguerrito programma di controinformazione.
“Informazione-verità contro dis-informazione”, è lo slogan che implica innanzitutto un programma di educazione nella/della società. Ma nella grande impresa per il cambiamento devono poter recuperare un ruolo di primo piano le due tradizionali istituzioni educative: la famiglia e la scuola. Di entrambe vanno ridefinite identità e funzione, ed entrambe vanno riposizionate nel vivo della dinamica sociale e nobilmente riattrezzate per assolvere il compito formativo che la democrazia assegna all’educazione.
