I “desaparecidos” ossia 30mila esseri umani scomparsi nel nulla solo in Argentina. Senza contare quelli del Cile e di altri paesi che utilizzano sistemi repressivi del tutto simili in un silenzio coperto da interessi e complicità multinazionali. L’Italia si è assunta la responsabilità di aprire le porte alla giustizia e alla speranza…
Nel 1999 lo Stato italiano si è costituito parte civile e a Roma si avvia il processo in contumacia contro sette militari argentini accusati della morte di otto persone di origine italiana.
Il volume curato da Daniela Binello, giornalista free lance, impegnata nel campo dei diritti umani e dei conflitti internazionali, attiva un confronto tra diversi protagonisti di queste vicende, raccoglie i ricordi drammatici di tanti testimoni e apre, con il contributo di importanti personalità, un ragionamento di prospettiva sulla globalizzazione dei diritti umani e sull’importanza della realizzazione di organismi transnazionali di giustizia internazionale. Nel libro vengono riportati integralmente i testi della sentenza italiana del 6 dicembre 2000, la requisitoria del pubblico ministero e l’arringa del difensore dei diritti per le parti civili.
Sono passati molti anni dalle oscure notti dell’orrore della dittature militare, alcuni hanno tentato di ridurre al silenzio il movimento internazionale per i diritti umani ma la resistenza e la memoria sono tuttora presenti. È fondamentale – scrive nella sua prefazione al testo Adolfo Pérez Esquivel (Premio Nobel per la Pace nel 1980 testimone nel 2000 al processo italiano per i desaparecidos presso il Tribunale di Roma) – che si sviluppi maggiormente l’educazione ai diritti umani, alla coscienza collettiva, nelle scuole e nelle università. Da essa dipende la costruzione di valori universali condivisi da tutti i paesi del mondo.
