“Voices” è un programma televisivo bizzarro. Ambientato in una specie di magazzino di tappeti orientali nel cuore della notte, in realtà cerca di presentare i dibattiti più stimolanti in corso nel mondo delle idee. Possono essere discussi temi attuali (la nuova guerra fredda, il futuro del lavoro) o senza tempo (la controversia ragione/intelletto). Ma la cosa più importante è che questi temi riguardano e meritano di raggiungere il grande pubblico che solo la televisione può offrire. Alcuni di questi dibattiti non appartengono in modo chiaro né all’arte, né alla filosofia né alla scienza, ma s’insinuano in uno spazio vuoto fra le categorie canonizzate. Queste discussioni riguardano la cultura nel senso più ampio del termine, problemi che parlano al cuore della nostra esperienza, ma che non hanno una sede precisa nelle università o nei media.
Perciò “Voices” sta sempre sul chi vive rispetto a questo tipo di problemi, e al bisogno di un luogo di dibattito dove sia possibile discuterne, e cerca di seguire un ordine del giorno via via stabilito da scrittori e intellettuali inglesi e stranieri. C’è una risposta che ricorre spesso in questi dibattiti: il cambiamento. Lo scenario sociale, politico ed economico sembra cambiare rapidamente, tanto rapidamente che qualcuno parla di un profondo sommovimento storico, paragonabile alla Rivoluzione Industriale o alla fine del Medioevo.
