Raffaella Bortino, in dialogo con Francisco Mele e Maricla Boggio, delinea il percorso terapeutico attraverso cui è arrivata a lavorare sulla doppia patologia, in una comunità per giovani tossicomani con gravi disturbi di personalità. Attraverso storie di ragazzi dalle vite martoriate e comportamenti di terapeuti fra abnegazione e rifiuto, si delinea il difficile momento attuale, in un contesto sanitario e sociale carente di leggi adeguate, finanziamenti e soprattutto finalità morali, dove i giovani paiono rinunciare alla vita e le famiglie affidano i figli alle strutture, che li scaricano dall’una all’altra.
Numerose le questioni che gli autori si pongono nei confronti di una situazione di emergenza in sostanza ignorata da istituzioni politiche e sociali, sia per le patologie evidenti – quelle dei giovani – che per quelle latenti o mascherate riguardanti le famiglie e i terapeuti stessi. Quale dovrebbe essere allora la politica dello Stato nell’ambito della sanità mentale e della tossicodipendenza, per non cadere in pericolose e disumane incongruenze?
