In quest’opera sulla condizione del lavoro metropolitano e del così detto lavoro “atipico”, il lavoro senza garanzie, che nel nostro paese è divenuto invadente alla fine dello scorso secolo, Panzeri si trova ad essere un testimone privilegiato. Tale posizione se l’è guadagnata durante ed oltre il suo lavoro di sindacalista, per aver raccolto le confidenze e la memoria di persone che gli hanno espresso a tutto tondo la condizione esistenziale di un lavoro fuori garanzia. È divenuto così egli stesso punto di memoria del passaggio esistenziale a quella che alcuni vorrebbero fosse l’era della flessibilità. L’opera prende l’avvio da cinque esperienze e ha una partenza antropologico-letteraria. Partenza esistenziale e di largo respiro che sembra interrompersi nei capitoli sulla lettura sociale e statistica della situazione italiana ed europea del lavoro e dei lavori atipici, sino al ricongiungersi della lettura esistenziale con le nuove responsabilità sociali, sindacali e pubbliche che la realtà attuale comporta. In questo volume non si parla né dei contadini né dei senza terra, non si parla delle piantagioni, delle miniere e del fordismo dislocato nel terzo mondo, non si parla dei movimenti mondiali della manodopera, delle nuove schiavitù e si incontra il lavoro nero solo “dentro le mura” di una società avanzata come l’Italia. Questo volume dai toni pacati, assolutamente informato e capace di informare sul nuovo paesaggio lavorativo metropolitano, parte da realtà esistenziali in crisi e dice che di queste crisi il sindacato, la concertazione, la produzione legislativa, le realtà locali devono farsi carico.