La continuità storica di quella categoria professionale che costituisce la corporazione medica viene analizzata e verificata in un arco di tempo che va dal 1900 ad oggi. Essa viene colta dall’autore in tutti gli elementi che compongono la ideologia corporativa, cioè la coscienza della propria diversità sociale, della non comunità di interessi di questo gruppo di intellettuali tradizionali rispetto alle classi subalterne. Questi elementi riguardano sei questioni essenziali: lo sviluppo della occupazione medica in Italia e le ricorrenti richieste del numero chiuso volte a difendere il prestigio e la posizione del medico nella gerarchia sociale; la partecipazione delle diverse classi sociali alla produzione dei medici e le aspirazioni sociali connesse alla estrazione di classe; la partecipazione dei medici alla distribuzione della ricchezza nazionale (la loro posizione nella gerarchia dei redditi); le organizzazioni separate della medicina ufficiale (sindacalismo autonomo e associazionismo corporativo); la socialità privata, che è l’essenza della ideologia del medico della corporazione, il quale propaganda la sua professione come la più ricca di socialità solo per allargare la sfera del privato che è riuscito ad acquisire; l’atteggiamento dei medici di fronte agli schieramenti politici e il loro rapporto preferenziale con il potere.
Il discorso lascia poco spazio alla polemica ideologica e favorisce sulla base di una conoscenza più concreta, tratta da molti dati statistici e documenti, la presa di coscienza della necessità non solo di una medicina diversa, ma anche di una lotta alla gerarchia sociale, ai ceti intermedi superiori, a tutte le corporazioni che impediscono il rinnovamento reale della società.
