Ramificatosi negli anni ottanta il mercato di ragazze nigeriane e non solo, gestito da trafficanti specializzati è esploso negli anni novanta. Wendy è una delle tante nigeriane che incontriamo per strada. Nata a Omokobe un piccolo villaggio di contadini dell’Africa, viaggia verso l’Italia inconsapevole di quel che l’aspetta. Arrivata a Torino viene accolta calorosamente in una famiglia ma subito privata del passaporto “perché ci hanno spiegato che li avevano pagati loro…” e costretta a prostituirsi. Da quel momento Wendy comprende di essere stata comprata e di dover lavorare in strada per poter riscattare la sua “libertà”. Il meccanismo dello sfruttamento è anche questo: un debito che assicura l’obbedienza. Un racconto che in gran parte è un vero e proprio incubo appesantito dai ricordi dei giorni in strada, dalle preoccupazioni di guadagnare soldi, di evitare pericoli e cercare di mimetizzarsi. Oggi Wendy è inserita in un contesto che le ha dato la forza di reagire, di laurearsi e trovare un lavoro soddisfacente, nonché un amore che l’ha sostenuta prima e dopo il percorso di ricostruzione e riscatto. Una storia che è liberazione da una parte e dall’altra voglia di far conoscere ai lettori, a chi non sa, una storia realmente vissuta e di far sapere loro “come succedono certe cose, come si comprano e si vendono le persone…”.
