“Lo scopo che l’autore si propone con questo libro è semplice e nello stesso tempo ambizioso. Prima di tutto, vuole individuare quali circostanze costituiscano effettivamente il cosiddetto problema della droga. Vuole mostrare come di fatto esse consistano nella sfrenata propaganda promozionale e nella isterica proibizione di varie sostanze; nell’usare abitualmente certe droghe e nello sfuggirle con il terrore; e, più in generale, nella regolamentazione – mediante il linguaggio, la legge, il costume, la religione e ogni altro concepibile mezzo di controllo sociale e simbolico – di certi tipi di comportamento rituali e suntuari.
In secondo luogo, vuole identificare il campo concettuale e la classe logica a cui appartengono questi fenomeni. Vuole dimostrare, che essi appartengono al campo della religione e della politica; che le ‘droghe pericolose’, i drogati e gli spacciatori di droga sono i capri espiatori delle nostre società moderne, laiche, impregnate dell’ideologia terapeutica; e che la persecuzione rituale di questi agenti farmacologici ed umani deve essere vista sullo sfondo storico della persecuzione rituale di altri capri espiatori, come le streghe, gli ebrei e i pazzi.
E in terzo luogo, vuole identificare le implicazioni morali e giuridiche dell’opinione secondo cui usare o non usare droghe non è una questione di salute e di malattia, ma di bene e di male; che, in altri termini, abusare di una droga non è una deplorevole malattia medica ma una pratica religiosa ripudiata. Di conseguenza, le nostre scelte relative al ‘problema’ delle droghe equivalgono alle nostre scelte relative al ‘problema’ delle religioni: insomma, possiamo dimostrare gradi diversi di tolleranza e di intolleranza nei confronti di coloro la cui religione – teocratica o terapeutica che sia – è differente dalla nostra”.