Che cos’è la follia? E la malattia mentale? Che cos’è un raptus? E cosa significano termini come psicosi, schizofrenia, depressione? Sebbene non vi sia una risposta universalmente condivisa a questi interrogativi, neppure tra gli specialisti, essi fanno parte ormai del linguaggio quotidiano, e costituiscono rappresentazioni collettive spesso fallaci, che si connotano come veri e propri pregiudizi.
I mass media, e tra questi i quotidiani, sono tra i maggiori veicoli di diffusione di questi pregiudizi. Attraverso l’analisi di articoli, recensioni, fatti di cronaca e commenti, questo libro mostra come sulla follia esista una disinformazione diffusa ed efficace, che ci restituisce la maschera del folle come individuo pericoloso, violento, geneticamente tarato. Il “malato di mente” non è rappresentato come una persona che, pur vivendo un profondo disagio, ha in sé risorse per vivere, capacità di scelta, ed è comunque soggetto di diritto. Si afferma invece sempre di più il paradigma dell’ereditarietà genetica della follia, che si traduce nella idea di inguaribilità e nella conseguente attesa del farmaco miracoloso. Fino alla richiesta di nuove istituzioni totali segregative, organizzate, igienicamente perfette, e soprattutto private. Analizzando alcuni fra i più diffusi quotidiani nazionali, il volume mette in evidenza gli elementi che caratterizzano la rappresentazione mediatica della follia e le implicazioni che ne discendono.