L’assenza di affetto proposta dal punto di vista della ricerca psicologica come modalità di espressione degli affetti stessi è una conquista dell’osservazione dei comportamenti umani dovuta alla psicoanalisi. Si tratta di un capitolo irrinunciabile nel quale ancora una volta l’interfaccia tra psicopatologia e “normalità” si manifesta con quella sottile ambiguità sconosciuta alle altre psicologie. D’improvviso si staglia un carattere, un disturbo, una malattia, a seconda del contesto nel quale si collocano i pezzi osservati, scomposti e ricomposti. Si può rendere effimera la normalità ritrasformandola in processo continuo, come schiudere la possibilità di trasformazione di una grave psicosi. La “speranza” sostanziale della promessa psicoanalitica si contrappone a ogni proposta riduttiva che psichiatrizzi singoli frammenti.
Il corpo principale di questo volume raccoglie contributi prodotti lungo gli anni trenta. Sono gli anni migliori di quella produzione psicoanalitica di seconda generazione che sistematizza ed elabora una teoria delle difese sulla base del punto di vista strutturale, del modello cioè di Es, Io e Super-io, e della teoria dell’angoscia come segnale dell’Io. Non è ancora esplicito il punto di vista dell’adattamento e quindi della funzione duplice delle difese che Hartmann sta elaborando proprio in quegli anni, mentre Anna Freud ha già pubblicato L’Io e i meccanismi di difesa.