Hobo è, nel gergo americano, il termine che indica i vagabondi, i lavoratori senza fissa dimora. Il libro inaugura la “Sociological Series” una collana nella quale il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Chicago, diretto da Robert Park, comincia a pubblicare le proprie ricerche sulla vita della comunità urbana nella moderna metropoli dell’Illinois.
Nels Anderson, allievo atipico della Scuola di Chicago e hobo lui stesso in passato, compie una ricerca tra i vagabondi, giovani e meno giovani, che popolano Hobohemia, nelle aree tra West Madison e Jefferson park, della Chicago degli anni venti. Tra 30 e 75000 hobos convergevano ogni anno in quell’area e Anderson descrive i caratteri, le aspirazioni, le contraddizioni, gli stili di vita di quella realtà sociale. Gli hobos, lavoratori migranti soprattutto della ferrovia e della campagna, posseduti dalla smania del viaggio, erano espressione contradditoria della mobilità interna alla frontiera americana del processo di industrializzazione in atto, di un contesto in cui si mescolavano modernità e preindustrialismo.
Con un metodo nel quale si uniscono esperienza personale e approccio etnografico, in senso lato, tra interviste, osservazioni e materiale documentario disponibile, Anderson rappresenta quell’esperienza anche nella speranza che il proprio lavoro possa contribuire a un intervento dei Comitati di assistenza di Chicago per il miglioramento della vita degli hobos. L’esperienza di quegli uomini sarà il tema, odiato e amato, che ritornerà periodicamente nella sua vicenda di sociologo e che si presenta in questo libro, da lui definito anche “una ricerca su me stesso”.
