“I dirigenti degli enti pubblici e privati di assistenza ai carcerati manifestano la loro certezza che l’umanità non vorrà progredire soprattutto sulle vie del benessere materiale e d’ogni soddisfazione, suggerita da un cieco quanto suicida egoismo, ma vorrà dilatare le sue conquiste verso la civiltà, che rende gli uomini capaci di reciproca collaborazione, alla luce di quei valori che ci affratellano.” Dopo oltre trent’anni quella ‘certezza’ enunciata dal Seac nel convegno di Siena del Sessantotto appare ancora da conquistare.
Nella storia che Nanni Vella ricostruisce con ‘fatica’ e ‘intelligenza’ in questo libro, come sottolinea Celso Coppola, vengono evidenziate le zone d’ombra e di luce sul lungo cammino verso la comprensione umana e civile degli ‘errori’ che portano alla reclusione. Gli egoismi ancora dominano, nella maggior parte dei casi, il rapporto fra gli uomini; e il conflitto fra chi sostiene la necessità di uno “stato padrone” che ‘risolva’ ogni problema con la reclusione e l’emarginazione e chi propugna la diffusione di un’ “educazione civica” per risolvere alla base i problemi del vivere civile si fa più acuto. L’azione del volontariato nelle carceri è riuscita a far risolvere alcuni dei problemi dei carcerati, ma il superamento della maggior parte dei conflitti fra vittime e autori di reato sembra emergere dalle proposte di Livio Ferrari che propone la mediazione penale per gli adulti come la “scommessa di pace” per il futuro.
