Da qualche anno si assiste al fiorire di molteplici forme associative di “privato sociale”, che mirano alla soluzione autonoma di questioni lasciate irrisolte o risolte in modi troppo burocratici dallo stato sociale, (“Welfare State”), ma anche ad una crescita di interesse teorico per la dimensione delle azioni volontarie considerate il perno di una “terza dimensione” da espandere nella società (dopo quelle dello stato e del mercato).
Sembrava che il “Welfare State” avesse definitivamente soppiantato il tradizionale volontariato di assistenza e di solidarietà. Ma sulla crisi del “Welfare State” tale volontariato ha ripreso ad espandersi, anche in nuove direzioni.
Su non poche di tali direzioni vertono i contributi del volume: ci sono saggi su contesti canadese (F. Lesermann), francese (G. Saez), israeliano (B. Gidron), belga (G. Everarts), lussemburghese (lo laf). Naturalmente, non manca il contributo sulla situazione italiana (L. Tavazza). La Tematizzazione generale sull’argomento è svolta dai curatori e da I. Colozzi. Nella sua ampia introduzione, A. Ardigò connette la crescita delle azioni volontarie (per la salute, l’abitazione, le difese ecologiche e altre azioni di residenza nei confronti di trasformazioni ambientali macrostrutturali, come per i settori di solidarietà più tradizionali) con le teorie sulla “terza dimensione” in situazioni di crisi fiscale e istituzionale dello stato postkeynesiano.
