Niccolò Rinaldi ha un solo obiettivo: raccontare l’Africa. Costruito come un dizionario, questo libro mostra i tanti aspetti di questo continente. Propone un lungo viaggio. Traccia un itinerario che non è né geografico né cronologico. Utilizza le lettere dell’alfabeto per presentare storie e persone legate ad una terra dominata dalla povertà e dalle contraddizioni. L’Africa di cui parla Rinaldi è quella della fame, delle malattie e della guerra. Ma è anche un’Africa insolita fatta di nomi musicali che richiamano danze arcane e antiche dinastie regali. Scoprire l’Africa significa inoltrarsi nei suoi villaggi, incontrare “le donne con i bambini avvolti nel panno sulla schiena” e “gli uomini dormono vicino alle capre”. Il viaggio ripercorre le spedizioni dei primi esploratori, le frontiere tracciate dagli occidentali, il genocidio in Ruanda e i percorsi della cooperazione internazionale. “L’Africa resta il paradigma delle disuguaglianze del mondo – scrive Veltroni nella prefazione – ed è lo specchio di alcune delle pagine meno esaltanti della storia politica mondiale”. Le pagine di Rinaldi raccontano realtà intollerabili: persone che muoiono per la mancanza di acqua e cibo, per malattie che da noi vengono curate facilmente. Eppure alla lettera O troviamo la parola “ottimismo” perché “l’Africa ha la perseveranza di un ragno, la sua testarda ragnatela ha fili esili, ha bisogno di tempo e sfugge ai tamburi battenti del progresso. Terra vasta quanto delicata, basta un colpo di vento – una spallata, una variazione del prezzo mondiale del caffè, la siccità, l’avidità del nuovo dittatore – e il lavoro sarà vano. Il ragno non per questo smette di tessere la sua tela”. Un libro scritto per chi non conosce l’Africa e per chi crede di potergli rimanere indifferente.
