Che cosa hanno in comune l’arte e la disabilità? Niente, si dirà. Anzi, mentre l’arte si identifica con la bellezza, la disabilità spesso è caratterizzata da malformazioni fisiche per nulla belle a vedersi.
Pieter Bruegel, un pittore fiammingo vissuto nel XVI secolo, sosteneva che l’artista veramente bravo deve saper dipingere il brutto come se fosse bello. I suoi quadri, infatti, sono affollati di storpi, deformi, ciechi e folli. Come Bruegel, artisti di tutto il mondo, e in ogni tempo, hanno rappresentato nelle loro opere persone disabili, consentendoci, oggi, di saperne di più sul modo in cui esse venivano trattate nelle epoche passate. In verità i disabili non hanno mai ricevuto un buon trattamento. Su di loro se ne sono sempre “raccontate” tante, fino al punto di accusarli di stregoneria, sul finire del Medioevo, oppure di essere posseduti dal demonio. Tutta colpa dell’ignoranza, dei pregiudizi e della paura di ciò che è diverso. Con questo libro l’autrice vuole contribuire all’abbattimento di qualche barriera culturale, stimolando il lettore a guardare oltre l’aspetto fisico, come si fa guardando un quadro, perché in ogni uomo c’è un’opera d’arte da scoprire.
Sono stati scelti 10 capolavori realizzati tra il XIV e il XVII secolo in cui sono raffigurati disabili. Ogni immagine è accompagnata da una didascalia, un racconto e un’illustrazione. La didascalia aiuta a comprendere quello che ha voluto esprimere il pittore, i racconti e le illustrazioni, invece, entrano nell’opera d’arte e la reinterpretano, facendola rivivere nella fantasia.
