L’ATTIVITÀ MOTORIA NELLE CARCERI ITALIANE
Il ruolo dell'educatore fisico, la sindrome ipocinetica e l'esperienza di Fossombrone
“Il carcere della speranza e della riforma, ormai da tempo, ha ceduto il passo a quello della sofferenza cupa e dell’incattivimento legislativo e sociale”. Con queste parole don Luigi Ciotti introduce il libro “L’attività motoria nelle carceri italiane”, scritto da Ario Federici, docente alla facoltà di Scienze motorie e Scienze della formazione all’università “Carlo Bo” di Urbino, e da Daniela Testa, insegnante di Educazione fisica che collabora con il Coni e l’ateneo urbinate.
Il volume parte dalla storia e dalle descrizione del sistema penitenziario italiano, concentrandosi poi su rieducazione e risocializzazione dei detenuti. Il carcere diventa, anche alla luce dei dati riportati da Daniel Gonin ne “Il corpo incarcerato” (ed.
Gruppo Abele, 1994) sulle patologie contratte dai detenuti o sul loro peggioramento dei cinque sensi, una fabbrica di malattia. Un luogo di sofferenza e “ritorsione sociale”, come disse papa Giovanni Paolo II durante il Giubileo.
E non un posto di ripensamento e di presa di coscienza. Eppure, come sottolinea don Ciotti, “riconsegnare alla società persone responsabilizzate e coscienti” dovrebbe essere un imperativo.
La cui realizzazione è però possibile solo se i detenuti non vengono avviliti né incattiviti. In questo si inserisce l’attività sportiva.
Lo sport è uno strumento che può “alleviare i problemi di salute legati ai lunghi periodi di detenzione” scrive Federci. E per questo, il volume si addentra a descrivere il progetto che Federici e la sua èquipe hanno seguito nella casa di reclusione di Fossombrone, in provincia di Pesaro – Urbino.
Il gruppo ha impostato un programma a medio e lungo termine che possa dare benefici e “migliorare la qualità della vita” in carcere. Secondo i dati riscontrati a Fossombrone, l’attività sportiva diventa il mezzo per prevenire e ridurre problemi fisici come cervicalgia, stato d’ansia, perdita dell’equilibrio, dell’autonomia motoria e della mobilità delle articolazioni.
Non solo. Questi dati affermano e denunciano allo stesso tempo come il sistema penale italiano resta una risposta sproporzionata, umanamente ed economicamente.
Slegato dall’articolo 27 della Costituzione che prescrive che “la pena deve tendere a cambiare e reinserire, non ad avvilire o tanto meno ad annichilire il reo”, come ricorda nella prefazione don Ciotti.
Dettagli Libro
Autore
Ario Federici, Daniela Testa
- SottotitoloIl ruolo dell'educatore fisico, la sindrome ipocinetica e l'esperienza di Fossombrone
- EditoreArmando Editore
- CollanaScaffale aperto
- Edizione1ª edizione
- Anno2010
- Pagine223
- ISBN97888-6081-594-1
- LinguaItaliano
- Copie1



