Secondo una concezione molto diffusa la cultura mafiosa è separata dalla cultura ufficiale. I caratteri talvolta arcaici del suo codice culturale la rendono apparentemente isolata dalla cultura dominante. E’ proprio vero? Il libro prova ad identificare i legami che intercorrono tra i due codici culturali, quello mafioso e quello ufficiale, indagando proprio lo spazio non verbale dei modelli educativi. Accostando i risultati dell’indagine effettuata su un campione di insegnanti elementari di tre città italiane ben diverse tra loro (Crotone, Macerata, Mantova), le pagine di questo testo forniscono una griglia assai stimolante e provocatoria per ricercare le tracce “mafiogene” dei modelli educativi dominanti: dalla struttura familistica delle relazioni sociali all’adattamento al “valore” del conformismo, dal radicamento di alcuni stereotipi alla pratica del pregiudizio. Gli insegnanti riflettono inconsciamente, attraverso i loro valori e i loro comportamenti, i modelli culturali racchiusi nei luoghi comuni propri del codice mafioso. Il libro piuttosto che suggerire nuovi elementi di conoscenza del fenomeno criminale, stimola ad un riesame profondo del lavoro degli insegnanti.
