Non si può parlare di proposte per la prevenzione e la terapia delle tossicodipendenze, se non si considera l’assunzione di droga come un fenomeno tipico dell’era contemporanea.
La droga è un modo di reagire, una facile “alternativa”, che si è venuta ad offrire ai giovani, ma forse non è in essa la causa prima del problema. Probabilmente, se al drogato non fosse capitata l’occasione dell’eroina, si sarebbe magari dato all’alcool, al teppismo o, comunque, sarebbe stato un “emarginato”.
In questo senso, il problema della lotta al consumo farmaco-tossico non sempre si differenzia da quello relativo ad altri fenomeni sociali: perciò si inserisce nel contesto globale delle linee di intervento per una politica socio-educativa.
Il problema della tossicodipendenza non è più un argomento riservato agli addetti ai lavori come poteva essere prima degli anni ’60; oggi si pone a tutti noi come ha delle maggiori piaghe sociali, che richiede una risposta adeguata.
Gli autori di questo volume credono che, oggi, il problema sia da ricondurre ad alcuni punti essenziali, l’analisi del malessere che insidia quotidianamente i giovani, la ricerca costruttiva di un mutamento delle strutture e dei modelli ambigui, che hanno peggiorato ulteriormente quella che oggi viene definita la “qualità della vita”; l’attuazione immediata di validi provvedimenti preventivi e terapeutici. Il loro intento è appunto quello di mettere in luce questo particolare aspetto del problema: “verificare i punti di collegamento che esistono tra le possibilità di risoluzione del fenomeno della tossicodipendenza e l’utilizzazione dell’educazione psicomotoria”.
