Tra i sostenitori dello stato sociale e i sostenitori dello stato minimo è in atto una querelle che dura da anni, ma che non sempre è stata condotta sull’impegnativo terreno del confronto tra fenomeni e dati, tra dichiarazioni e verifiche empiriche. È in questa direzione che si muove con vigore l’originale contributo di Richard Rose, volto a fornire innanzi tutto gli strumenti concettuali per “misurare” la crescita dell’apparato pubblico in Occidente degli ultimi quarant’anni. Nel suo modello analitico, infatti, le istituzioni dello stato sociale o del “big government”, come preferisce chiamarlo l’autore, costituiscono una complessa struttura organizzativa volta a mobilitare risorse – leggi, imposte, pubblico impiego – al fine di realizzare programmi. Ed è per ognuna di queste componenti, strettamente correlate tra di loro, che Rose verifica l’effettivo processo di crescita, di accelerazione o decelerazione, e le determinanti del cambiamento, confermando o sfatando, di volta in volta, le interpretazioni correnti.
