Le vicende dell’industria chimica in Italia hanno sempre fatto notizia. Negli anni più duri della “guerra chimica” furono di scena favolose tangenti e illustri manette, come la nostra storia non aveva ancora conosciuto. Nessuno degli antichi cavalieri come Rovelli, Ursini e Cefis, nessuno dei moderni raider, da Grandi a Schimberni, è uscito indenne da quella che ha tutti i numeri per essere considerata la “stagione imperiale” della nostra vita economica. Intrighi, complotti, schermaglie hanno relegato piani e politiche ufficiali al ruolo di alibi.
Nel groviglio di tubi, di torri e di silos che hanno contaminato il nostro paese è finito anche il mondo del credito, della stampa e persino della giustizia. L’inquisizione che seguì alle scorribande finanziarie fu, sia sul piano tecnico che su quello politico, di una severità inaudita e altrettanto sospetta di essere pilotata.
Il libro ripercorre gli ultimi cinquant’anni della chimica italiana, ricchi di scandali e di colpi di scena, ma anche di tentativi coraggiosi. Aiuta a capire, dentro il susseguirsi di intricate vicende, i problemi di fondo di questo importante comparto industriale sempre in procinto di decollare, ma condannato a non prendere mai il volo. Il caso Eimont ne è ultima prova.
