“È il corpo umano, il protagonista delle fotografie di James Nachtwey, scrive Gad Lerner nell’introduzione al libro, il corpo nella sua terribile e impensabile deformabilità fisica, nelle mutilazioni e nelle cicatrici mai soverchianti però il messaggio interiore degli occhi, se non quando la vita l’abbia già abbandonato. Il Male invade il nostro immaginario da ogni parte, a partire dai cartoni animati infantili fino alle news, passando per il cinema e i videogiochi. I media lo ritrasmettono così come gli arriva, spesso lo rendono attraente anche senza volerlo. Nachtwey invece ci propone un approccio pietoso al Male, o meglio alle sue vittime. L’intento della sua testimonianza è etico, mai neutrale, né tanto meno spettacolare. È forte perché scandalizzato, non si rassegna mai a trasmettere indifferenza, spicca per autorevolezza nel mare delle immagini omologate che ci siamo abituati a digerire sul palcoscenico mediatico dei conflitti planetari.
La fotografia di Nachtwey, prosegue Lerner, modernissimo artigiano, solista dell’informazione, diviene un antidoto contro il morbo mediatico della rimozione. Perché se perdiamo gli odori, i rumori, i particolari, perdiamo tutto. E ci diventa più facile abbandonaci nell’indistinto generico di una violenza che ci piace pensare sempre uguale per poi, appunto, rimuoverla. Così come abbiamo rimosso il genocidio tutsi del Ruanda dopo che ci siamo riempiti la bocca del genocidio ebraico in Europa. Per questo ogni foto di Nachtwey è una notizia. Per questo la sua arte di ritrarre i corpi umani diviene al tempo stesso una delle più alte espressioni del giornalismo contemporaneo”.