L’autore in questo volume mette sotto i riflettori la sua esperienza nel campo dell’immigrazione che lo impegna per oltre venti anni. La pubblicazione in italiano di quest’opera di Sayad offre anche una nuova, straordinaria opportunità per uno sviluppo di una sociologia delle migrazioni che riesca a liberarsi dai condizionamenti di committenze quasi sempre assillate dalle emergenze o dalla facile e banale opposizione fra “pro” e “anti-immigrati”. Il primo punto da cui parte l’intera opera riguarda l’indissociabilità dei due termini: immigrazione e emigrazione. È pienamente convinto l’autore che l’emigrazione-immigrazione sia il prodotto e l’espressione più evidente del sottosviluppo, che possa essere spiegata solo come uno degli effetti più rilevanti della relazione di dominio dei paesi “ricchi” (paesi d’immigrazione) sui paesi “poveri” (paesi d’emigrazione). Il migrante è sempre “fuori luogo”, privo di uno spazio appropriato nella sfera sociale e di un posto assegnato nelle classificazioni sociali. Spinto dalle ragioni del cuore e dell’intelletto Sayad dipinge con piccole pennellate un ritratto avvincente di queste “persone fuori luogo”, alle quali restituisce la loro origine, con tutte le particolarità che sono a essa associate e che spiegano molte delle differenze emerse nei loro destini successivi.
