Questo libro ripercorre la storia delle iniziative antidroga promosse dal Partito Socialista Italiano, contro un malinteso senso della libertà individuale e contro una filosofia – quella della modica quantità – che aveva tragicamente dimostrato tutti i suoi limiti. Nella convinzione, comunque, che non c’era, come non c’è, di che illudersi. Il nostro paese, come le altre società avanzate, dovrà fare a lungo i conti con questo flagello. Almeno fino a quando non sarà avviato un piano di distruzione delle immense coltivazioni di piante da cui si ricavano sostanze stupefacenti. Interi territori sfuggiti al controllo della società e finiti sotto il dominio dei narcotrafficanti. Intere regioni in Perù, Bolivia, Colombia dove si è andato consolidando un impero che prospera sulla produzione e il traffico di droga e su cui vigilano milizie formate da migliaia di uomini ai soldi dei narcotrafficanti. Una battaglia che si annuncia lunga, anche se l’approvazione della legge ne rappresenta un primo importante traguardo in linea con le normative di altri paesi occidentali e con le disposizioni della Convenzione contro il traffico degli stupefacenti adottate dall’Organizzazione delle Nazioni Unite a Ginevra nel dicembre del 1989. Norme che si propongono di affinare gli strumenti di lotta contro i signori della droga e di comprimere la domanda di un mercato sempre più vasto.
