Non esiste né può esistere secondo L. Boff una teologia neutrale. Essa è tutta “partisanne” ed “engagèe”. Lo voglia o no, il suo discorso ha a che fare con gli interessi conflittuali che la attraversano anche se si proclama puramente teologica, storica, tradizionale. Come sapere “coltivato” della fede cristiana, la teologia si costruisce sempre all’interno di un determinato momento storico. E’ quindi prodotto in base a determinati modi di produzione materiale. Ideale, culturale ed ecclesiale; ed è articolata in funzione di determinati interessi concreti, anche se spesso non coscientizzati.
La fede nella periferia del mondo è il frutto di una riflessione teologica che è convinta di percepire la rilevanza appunto teologica che si trova nella liberazione storica delle grandi masse dell’America Latina e dice a se stessa: ecco quel che si deve pensare, ecco la strada da percorrere. Una riflessione che in conformità alla propria metodologia vuol creare uno stile che metta in rilievo le dimensioni liberatorie presenti nell’itinerario storico di Gesù e che possono essere rifatte proprie, nel contesto storico attuale dalla comunità ecclesiale. Accentuando a volte maggiormente il luogo della fede, a volte quello della società, le pagine del libro sono una eco di una teologia che ha scelto di proporsi come liberatrice.