Da ormai molti decenni i temi della famiglia tornano a far incontrare studiosi, statistici, antropologi, religiosi, laici, sociologi, economisti. Nonostante i vari mutamenti che l’ha investita nel corso degli anni, ancora oggi l’istituzione “famiglia” è ritenuta una delle strutture portanti della nostra società. E’ al primo posto in tutti i sondaggi che indagano sui valori che le giovani generazioni ritengono essenziali per la loro vita e il loro futuro. Si ritiene così composta la famiglia italiana: padre, madre, figli e magari nonni, zii, cugini. Ogni tanto sui giornali o in televisione si sente dire che nel nostro paese non si fanno più figli, che i divorzi aumentano e che i giovani restano a casa dai genitori ben oltre i trent’anni di età, ma la forza dell’archetipo familiare non viene intaccata. La maggior parte degli italiani sono convinti di vivere in una società composta in grandissima maggioranza da famiglie tradizionali, forse meno ampie di un tempo, ma pur sempre basate su una coppia di adulti con i loro figli. I freddi, incontestabili dati dell’Istat, che costituiscono la fonte primaria ma non unica di questo studio, raccontano molto di più e tracciano un ritratto davvero sconcertante della società italiana, che negli ultimi decenni è cambiata ben più di quanto crediamo. Basti pensare che un quarto delle famiglie italiane è formato da un solo individuo (single, divorziato, separato, vedovo), quasi un altro quarto da coppie senza figli, e per il resto da una maggioranza di coppie con un unico figlio e da un numero crescente di famiglie con un solo genitore. Perciò come mai si è arrivati a questa vera e propria scomparsa della famiglia, dei bambini, delle coppie? Quali le sue cause? Come mai la forza di questo mutamento non viene riconosciuta, nonostante sia stata fotografata senza possibilità di dubbio dai censimenti degli ultimi decenni? Ecco dunque un grido di allarme lanciato da Volpi perché la famiglia italiana non è affatto un’eventualità improbabile e distante, ma molto vicina e attuale e non ci si può permettere di ignorare una rivoluzione passata per troppo tempo inosservata.