In questa ricerca sulla virtù sanante del vangelo della pace e della non-violenza confluiscono molte istanze teologiche e pastorali.
Per prima cosa si tratta di una concezione prevalentemente terapeutica della redenzione e della riconciliazione, una concezione che corrisponde alla miglior tradizione cristiana, e quindi di una presa di distanza da tutte le teorie della redenzione e del sacrificio che proiettano l’immagine di una giustizia e di un potere vendicativo in Dio stesso e consolidano nell’uomo un concetto dell’espiazione e della giustizia che, come la storia dimostra, ha contribuito a inoculare anche nei cristiani la tendenza a un uso indiscriminato della violenza. In secondo luogo si tratta di applicare in maniera coerente la sintesi chiaramente riconosciuta della predicazione della salvezza nella vita di Gesù e nella missione dei discepoli. Il messaggio della pace, della non-violenza e dell’amore riconciliatore è, infatti, quanto mai centrale nel messaggio salvifico e nella morte sacrificale di Gesù, nonché nella sua attività sanante!. Già la storia del significato biblico del termine “pace” (shalom) lascia intravedere l’indissolubile mutua connessione tra pace, salvezza, integrità e attività sanante. In questa luce ricordiamo le esperienze storiche degli operatori di pace, del loro amore riconciliatore, della loro capacità di guarire gli uomini dalla cecità psichica e spirituale. Così vedremo anche noi in maniera più chiara che la mancanza di pace, l’odio, specie l’odio collettivo, l’inimicizia e la violenza sono espressione – e nello stesso tempo causa sempre rinnovata – di gravi deviazioni, anomalie, follie e malattie.