La globalizzazione sembra essere la questione chiave della nostra epoca. Il malcontento diffuso generato dalla globalizzazione va ben oltre i movimenti di protesta che hanno richiamato l’attenzione del mondo in questi ultimi anni. Non si tratta più infatti di stabilire se la globalizzazione sia buona o cattiva: la globalizzazione è una forma positiva che ha portato, enormi vantaggi ad alcuni, ma per il modo in cui è stata gestita, tanti milioni di persone non ne hanno tratto alcun beneficio e moltissime altre stanno peggio di prima. La sfida che ci attende oggi è la riforma della globalizzazione, sostiene l’autore, affinché non porti vantaggi soltanto ai paesi ricchi e maggiormente industrializzati, ma anche a quelli più poveri e meno sviluppati.
In questo libro, Jaoseph E. Stiglitz, forte dell’esperienza maturata alla Casa Bianca e presso la Banca mondiale, lancia un atto d’accusa contro le molte deficienze della politica economica internazionale, descrivendo con sorprendente efficacia le tante, troppe, occasioni in cui l’FMI, il WTO e il Tesoro statunitense sono venuti meno ai loro doveri nei confronti di paesi che invece avrebbero dovuto aiutare.
Con parole dure e prove inconfutabili, Stiglitz sostiene che le politiche economiche promosse dalle principali istituzioni della globalizzazione non sradicano la povertà ma fanno l’esatto contrario. E questo non perché il processo della globalizzazione sia sbagliato, ma perché le sue regole sono dettate da organismi che stabiliscono il gioco sulla base di una perversa miscela di ideologia e politica, imponendo ai paesi in via di sviluppo “soluzioni standard sorpassate e inadeguate”, che invece di risolvere i problemi favoriscono gli interessi dei paesi industrializzati più avanzati.
